"Una poesia non deve significare, ma essere."
Cos'è la poesia?
Rispondere è come se si volesse rispondere a "che cos’è l’uomo" o a "che
cos’è il mondo". Bisogna aggirare la difficoltà. Ammettendo che si sappia
che cos’è il linguaggio articolato di cui ci serviamo e quali sono i diversi
aspetti, le diverse funzioni che coesistono in ogni atto del linguaggio, si
può dire che nel linguaggio umano c’è una funzione che tende a mettere in
evidenza soprattutto, o almeno in modo particolare, il linguaggio stesso, ad
attirare l’attenzione sulla forma della comunicazione. Ebbene questa è la
funzione poetica.
Certo bisogna tener presente che quando si parla di poesia questa parola
significa due cose: da un lato, appunto, un tipo particolare di discorso
parlato o scritto che si distingue da altri modi di comunicazione;
dall’altro, invece, un’attribuzione di valore per cui si dice "poesia" per
dire qualcosa di bello, di importante, di riuscito, di meritevole di stima o
di attenzione.
Nel parlare comune, "poesia" significa due cose: per un verso è un discorso,
o ragionamento, o una comunicazione dove prevalgono elementi di ritmo e
cadenze, di ripetizioni, di immagini che alterano i significati immediati e
che gli conferiscono, oltre ai primi, anche significati interiori. Per un
altro verso, quando noi diciamo "questa è poesia" intendiamo in genere
qualcosa di elevato e di nobile, di rassicurante o di commovente o di
rasserenante, di vivace, pungente ecc.
Facciamo un esempio. Se io dico: "Madre dei santi, immagine della città
superna, del sangue incorruttibile conservatrice eterna" ecc. - con quello
che segue nella Pentecoste del Manzoni - posso dare importanza al ritmo, ai
gruppi di sillabe, al sistema di accenti e di rime e naturalmente posso
anche sapere, oppure qualcuno ce lo spiega, che in questo caso l’appello è
diretto alla chiesa cattolica. Invece se io dico: "Trenta dì conta novembre
con april, giugno e settembre, di ventotto ce ne è uno, tutti gli altri ne
han trentuno", anche qui trovo ritmo - infatti sono quattro ottonari - e
trovo delle rime.
Insomma, se devo chiedermi come classificare l’inizio di una delle più
famose composizioni letterarie della lingua italiana, oppure di un soccorso
mnemonico come quello che ci vuole informare di quali siano i mesi che hanno
trenta o trentuno giorni non c’è dubbio che l’uno e l’altro devono essere
considerati in questo senso: poesie o testi poetici. Si potrebbe obiettare
che nell’un caso ci sono delle parole desuete, arcaiche, solenni, nell’altro
caso no. Ma non è del tutto vero perché, per esempio, nel testo manzoniano
ci sono delle parole come "superna" oppure delle inversioni - si dice: "del
sangue conservatrice" invece che "conservatrice del sangue"- ma anche nel
proverbio rimato troviamo per esempio delle parole in disuso come "dì",
oppure delle abbreviazioni o troncature come "april" invece di "aprile".
Ecco, è a questo punto che viene avanti il secondo significato correntemente
attribuito alla parola "poesia". Nel primo caso c’è un oggetto sublime; si
tratta niente di meno che della discesa dello Spirito Santo e poi
soprattutto non ha nessun senso isolare questi primi versi che ho letto da
quelli che seguono; mentre nella seconda è una canzoncina puerile con dei
fini di sostegno alla memoria. Ora qui dobbiamo decidere: ci occupiamo della
poesia come oggetto di bellezza, di commozione o di espressione o ci
occupiamo piuttosto della poesia come oggetto verbale, ossia come un tipo
particolare di comunicazione, sospendendo per il momento ogni giudizio di
valore ?
Franco Fortini